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Forum Salute Mentale (link al sito)

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* Oltre il Parco: Forum Salute Mentale

Forum salute MentaleIII Forum Salute Mentale: Riflessioni

In preparazione del III Forum Nazionale Salute Mentale di Milano, (dal 2 al 4 febbraio 2006), le conclusioni del II Forum Nazionale, di Camaiore, possono essere utili per riavviare, in continuità, una riflessione.
Anche in occasione dell'ennesimo ritorno della "questione (sempre aperta) della Legge 180".

 

Secondo Forum Nazionale Salute Mentale

Lido di Camaiore (Lucca), Dicembre 2004

Documento conclusivo

Il Forum Nazionale per la Salute Mentale si è costituito nell'ottobre 2003 a Roma con l'impegno di promuovere momenti di discussione, aggregazione, iniziativa a livello locale, regionale e nazionale ritenendo che la salute mentale non è riducibile solo a questione specialistica e che ha grande importanza l'insieme delle politiche e degli interventi a sostegno dei diritti di cittadinanza.
Il Forum nazionale si è riunito per la seconda volta a Lido di Camaiore (Lucca) il 16 e 17 dicembre 2004 ed ha fatto il punto della situazione.
Più di 500 persone hanno testimoniato che le scelte dell'ottobre 2003 hanno messo radici.
Il Forum è cresciuto.
Quasi tutte le Regioni sono state rappresentate da persone che vivono l'esperienza del disturbo mentale, operatori dei Servizi e della cooperazione sociale, familiari, politici, amministratori locali, sindacalisti, educatori ed insegnanti.

Il Forum ha confermato che "Ridurre l'imbarazzante dissociazione tra pratiche ed enunciazioni teoriche..." resta la ragione che fonda il suo operare.
Denominatore comune rimane la questione dell'accesso ai diritti e delle lotte all'esclusione, alle false inclusioni, al manicomio "diffuso", allo svelamento delle contraddizioni e, di nuovo, allo scarto tra gli enunciati e le pratiche, allo "smog semantico e politico di coloro che predicano democraticamente bene e legano i pazienti, dei politici che inneggiano a Basaglia e tagliano le risorse per la salute mentale".

L'eterogeneità e, spesso, la gravità delle questioni rappresentate invocano un paziente lavoro per condividere principi e per ricercare strategie e pratiche comuni.
Più volte gli interventi ed i racconti delle esperienze hanno testimoniato una realtà drammatica e diffusa. E' come se esistesse un "piano nazionale" di svuotamento della riforma per singole regioni, attraverso un quotidiano lavorio di accantonamento delle persone e dei bisogni che esse portano e di una silenziosa re-introduzione di culture, pratiche e comportamenti mortificanti che sembravano ormai superati.
Proprio per questo è assolutamente urgente che il Forum si proponga come luogo di confronto e iniziativa perchè i temi della salute mentale ridiventino e restino una questione in primo luogo nazionale, ma anche europea, di interesse quindi del governo, del Parlamento italiano ed europeo, della Conferenza Stato-Regioni, delle Città, delle Autonomie locali. In questo anno di lavoro, i Forum regionali e locali si sono misurati con le fortissime spinte in atto che rischiano di costruire 20 diversi sistemi di servizi sanitari, con organizzazioni e modelli operativi necessariamente distanti e, talvolta, inconfrontabili.

Nei nuovi contesti regionali le indicazioni dei progetti obiettivi nazionali sono stati più volte ignorati. Fino alle scelte di dirottare il grosso delle risorse per finanziare la gestione di strutture neomanicomiali come nel Lazio, alla confusione organizzativa e all'abbandono dei pazienti a più basso potere contrattuale nei circuiti assistenziali come in Lombardia, alla frammentazione dei DSM, come è accaduto in Toscana, alla proliferazione di progetti di strutture concentrazionarie, nuovi veri e propri OPG, come in Calabria, o ancora al reparto per adolescenti nell'OPG di Castiglione delle Stiviere. In diverse aziende sanitarie i DSM languono spesso abbandonati a se stessi o in condizioni di pesante marginalità rispetto ad altre attività sanitarie o sociali ritenute più importanti. Si continua a registrare miseria e frammentazione dei servizi, debolezza o inconsistenza dei CSM che vanificano la possibilità della "presa in carico", che favoriscono il predominio di modelli ambulatoriali e ospedalieri. O il ricorso improprio a forme residenziali che producono istituzionalizzazione e deriva sociale.
E tutto questo appare più paradossale quando si consideri che molte regioni hanno sviluppato al meglio le indicazioni della riforma, favorendo la crescita di reti di servizi sicuramente appropriati e che, in tutte le regioni, dal nord al sud, esistono pratiche molteplici sostenute da diversi soggetti sia istituzionali che associativi che realizzano il pieno diritto di cittadinanza delle persone e percorsi per la guarigione e di emancipazione.

Dimostrando che, di fatto, si può.

Proprio questa consapevolezza ha dato corpo, nelle giornate di Camaiore, alla denuncia della contenzione, della violazione del corpo e dei diritti, che ancora oggi rischiano di subire e subiscono le persone che fanno l'esperienza della malattia mentale, nei due terzi dei luoghi di cura, sia SPDC che cliniche private.

Questa evidenza emerge da una ricerca ministeriale sulle strutture di ricovero che, per altro, dimostra anche una estesa e radicata presenza di servizi, pur se talvolta malfunzionanti, in tutte le regioni italiane. E' un' evidenza molto confortante che permette di affermare che, ovunque, esistono organizzazioni, sistemi di servizi, risorse impegnate e tendenziale abbandono delle strutture concentrazionarie a favore di servizi territoriali.

In questo quadro molti sono gli esempi positivi e le testimonianze sentite al forum e le azioni di molti direttori generali dimostrano che ovunque è possibile investire risorse per la realizzazione di servizi sensati per la salute mentale.

In ogni azienda sanitaria è possibile utilizzare le esperienze e le conoscenze ormai acquisite. I CSM 24 ore, 7 giorni su 7, sono presenti in più regioni ed un recente rapporto del Ministero ne conta più di 60. Analogamente SPDC, con buone qualità "abitative" e modalità di funzionamento adeguate e con efficaci legami con il territorio, sono presenti. n molte regioni: da Merano ad Aversa, a Trieste, a Pozzuoli, a Mantova, a Campobasso, a Matera. E ancora, sono evidenti esperienze di programmi residenziali e di inserimenti lavorativi strettamente connessi alle reti dipartimentali e gestiti da cooperative sociali e associazioni.

Il Forum deve prendere atto della necessità di "allargare" e di ricercare continue connessioni e contaminazioni con tutti gli altri attori presenti sulla scena della salute mentale. Agire nello specifico del lavoro terapeutico-riabilitativo assumendo le domande ed i problemi che le persone pongono, ricercando risposte che attivino al meglio percorsi di crescita e di emancipazione.

E' la domanda di guarigione, che assume sempre maggior consistenza, che deve essere finalmente considerata.

Nell'immediato, i forum locali dovranno individuare come interlocutori privilegiati i governi regionali, i Comuni, le forme organizzate e istituzionali del territorio.

Le scadenze elettorali dovranno sempre essere il banco di prova per verificare l' aderenza delle proposte del forum alle esigenze dei cittadini. Proposte, programmi, indirizzi culturali devono diventare programma politico di chi queste posizioni intende condividere.

Vale qui la pena ricordare l'azione messa in atto dal forum sardo sia nel caso delle elezioni regionali che, ora, con la nuova giunta. La costruzione dell'OPG di Ussana è stata bloccata, per la prima volta l'assessore ha convocato una commissione per la salute mentale includendo le associazioni dei familiari ed i sindaci, dando avvio ad un articolato piano per la riorganizzazione delle politiche di salute mentale in Sardegna.

Gli assessorati del Friuli Venezia Giulia e della Toscana hanno prescritto, nelle linee di gestione per le aziende sanitarie per il 2005, l'abolizione del ricorso a qualsiasi forma di contenzione.

Nel ribadire il punto di vista nazionale contro la frammentazione dei modelli organizzativi, delle culture regionalistiche, il Forum dovrà cercare interlocuzioni sia con le Commissione Affari Sociali che con la Conferenza Stato Regioni e impegnarsi a rendere sempre più visibili le questioni che il Forum ha posto.

I DSM dovranno sempre più operare per rendere concreta la "presa in carico" delle persone e dei loro bisogni, per costruire reti e procedure che garantiscano la continuità terapeutica e per ridurre la soglia d'accesso, migliorando l'accoglienza, rafforzando e radicando le forme della domiciliarità. Dovranno operare per arginare la prepotenza del paradigma medico-biologico e dei conseguenti modelli operativi ambulatoriali ed ospedalieri.

Il problema dell'uso degli psicofarmaci nei bambini, negli adolescenti e negli anziani suscita sempre più apprensione e allarme e deve essere costante oggetto di dibattito. Non è solo l'abuso del farmaco che il Forum intende denunciare, quanto la supremazia dilagante del modello farmacologico che finisce per invadere e contaminare qualsiasi pratica sensata, centrata sulle persone, sulle relazioni, sui bisogni.

Non solo le persone con disturbo mentale, ma anche gli anziani con difficoltà, i bambini, gli adolescenti e le famiglie problematiche vanno sostenuti nel loro ambiente di vita.

Bisognerà sviluppare CSM sulle 24 ore in grado di ospitare persone e confrontarsi con tutte le forme del lavoro terapeutico-riabilitativo, costruire percorsi individuali e opportunità d'accesso ai diritti, ricercare e valorizzare gli attori e le risorse della comunità locale.

L'adesione al Forum pretende una "sincerità" assoluta che nasce dalla persuasione, dal convincimento che non è più accettabile, per nessuna ragione, la pratica della violazione del corpo e della sopraffazione dell'altro, l'abbandono che rischiano di subire le persone con disturbo mentale e le loro famiglie, la miseria dei servizi e dei programmi.

Aderire al Forum significa anche sviluppare attenzione critica alla questione del potere istituzionale , delle gerarchie, delle autonomie, della valorizzazione delle persone impegnate a qualsiasi titolo nel lavoro della salute mentale.

Forme diverse di organizzazione del lavoro, riduzione e trasgressione delle distanze gerarchiche sono il senso del cambiamento che la Legge di riforma ha inteso produrre.

"Abbiamo dimostrato che si può assistere una persona folle in altra maniera. E questa testimonianza è fondamentale".

L'adesione al Forum pretende il quotidiano esercizio del convincere noi stessi e gli altri che è possibile fare diversamente.

La "sincerità" dell'adesione impone, ancora, agli operatori la rielaborazione del concetto di responsabilità all'interno di una rinnovata cultura della consapevolezza del ruolo. Non, naturalmente, responsabilità istituzionale, giuridica o penale soltanto, ma sapere che ogni gesto, ogni sguardo, ogni parola che costruisce la minima e banale quotidianità, comporta conseguenze di inaudita profondità.

[articolo inserito il 17-01-2006]

* Articoli correlati:
-- III Forum Nazionale Salute Mentale [12-01-2006, Oltre il Parco]
-- Il Forum e le persone [12-01-2006, Oltre il Parco]
-- Forum Salute Mentale: editoriale [gennaio 2006, Editoriali]

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