Oltre il Parco: Seminario
Il lavoro di uno psichiatra:
Franco Basaglia (1924-1980) 25 anni dopo
Seminario di lettura di testi
Il seminario: "Il lavoro di uno psichiatra: Franco Basaglia
(1924-1980) 25 anni dopo" si terrà presso la
Biblioteca "C. Livi" (San Lazzaro) a Reggio Emilia da
ottobre a dicembre 2005.
Per informazioni: Segretaria del Centro Studi, Maria Grazia Pini,
tel.0522.335280.
Coordinamento e introduzione di S. Mistura.
Inizio alle ore 16.
Sabato 8 Ottobre
F. Giacanelli - M.G. Giannichedda leggono:
L'utopia della realtà (Einaudi, Torino 2005)
Sabato 22 Ottobre
G. Gallio – A. Pirella leggono:
La distruzione dell'ospedale psichiatrico come luogo
di istituzionalizzazione (1965)
Sabato 12 Novembre
M. Peciccia – M. Ranchetti leggono:
Ambiguità ed oggettivazione dell'espressione
figurativa psicopatologica (1964)
Sabato 26 Novembre
F. Leoni – G. Stanghellini leggono:
Corpo, sguardo e silenzio (L'enigma della soggettività
in psichiatria) (1965)
Sabato 3 Dicembre
M. Colucci - G. Dell'Acqua – L. Tagliabue leggono:
Il problema dell'incidente (1968)
Franco Basaglia era - e si definiva - uno psichiatra. Certo,
uno psichiatra in lotta, in armi, contro ciò che, del suo
stesso mestiere, aveva preso parte alla lunga storia dell'esclusione,
della reclusione e della violenza che istituzioni e saperi - di
cui la psichiatria stessa è (stata) parte integrante -
hanno messo in atto contro i soggetti più deboli e sofferenti.
La storia di questa lotta - quella delle vicende che Basaglia
ha attraversato e quella delle vicende che ha contribuito a rendere
possibili, quella della sua avventura umana, intellettuale, politica,
quella della sua pratica, quella del suo impegno istituzionale
(e anti-istituzionale) e quella delle esperienze, delle sperimentazioni
e delle trasformazioni da lui messe in atto, o a cui darà
il suo contributo spesso decisivo, sempre appassionato - possiamo
dire che sia, almeno nelle sue linee generali, abbastanza ben
conosciuta. Non c'è chi non conosca, insomma, il ruolo
avuto dalla sua decisione di "liberare" i ricoverati
del manicomio di Gorizia a partire dalla sentenza inappellabile
secondo cui "non è possibile riformare il manicomio".
E tutti sanno che alla critica delle istituzioni psichiatriche
come strumenti di rigetto, di reclusione, di esclusione sociale,
si correlerà un più vasto movimento per le libertà
di tutti e ciascuno. La "distruzione" dell'ospedale
psichiatrico di Trieste diventerà così il paradigma
di tutta una serie di lotte la cui posta in gioco sarà,
alla lettera, quella dei "diritti di cittadinanza",
quella del contenuto reale e concreto della democrazia, quella
dei diritti - all'espressione, alle libertà, alla differenza,
alla parola - e quella della capacità della "città"
di spostare i propri margini e i propri limiti in relazione all'eterogeneo,
sempre diverso, che la abita. Insomma, Basaglia avrà avuto
il merito storico di mostrarci nel vivo drammatico dell'esperienza
di sofferenze sovente incancellabili che anche nella follia, come
del resto in tutto ciò che è umano, è in
questione la politica, sono all'opera dei rapporti di potere,
ma sempre reversibili, sempre modificabili, anche là, proprio
là, dove tutto si accaniva a mostrarne l'irrevocabilità
e irreversibilità (e non possiamo certo dire che questo,
ancor oggi, magari in altre forme, non sia il nostro problema).
Meno noto è invece il ruolo avuto dalla ricerca teorica
di Basaglia Eppure fin dagli inizi degli anni sessanta Basaglia
aveva moltiplicato gli incontri e le relazioni con psichiatri,
movimenti culturali, organizzazioni, istituzioni, centri di ricerca,
esperienze terapeutiche, movimenti di lotta, di tutta Europa,
e soprattutto negli ultimi anni della sua vita anche extra-europei:
dall'originaria introduzione dei temi e dei metodi della Daseinanalyse
alla partecipazione alle attività della Società
internazionale di psicoterapia, dalla collaborazione con il "Journal
of Existentialism" a quella con la Royal Society of Medecine,
dalle responsabilità all'interno del programma dell'O.M.S.
sull'assistenza psichiatrica, al confronto con le più importanti
esperienze psichiatriche del dopoguerra (dalla psicoterapia istituzionale
alla sperimentazione del "settore", dal movimento di
psichiatria sociale a quello delle comunità terapeutiche),
dai rapporti con il Réseau europeo di alternativa alla
psichiatria, ai mille fronti, alle mille lotte, ai mille personaggi,
intellettuali e tecnici o semplici "militanti" che un
po' ovunque, nel corso degli anni sessanta e settanta, prenderanno
parte al lavoro critico, alla battaglia contro l'ospedale psichiatrico
e contro ogni forma di oppressione e di coartazione della libertà.
E' allora a ripercorrere tutto ciò, inteso come parte integrante
e persino costitutiva del suo lavoro, a fare l'inventario dei
temi di carattere istituzionale e clinico, delle questioni teoriche,
delle interrogazioni filosofiche, della riflessione psicopatologica,
che nel corso della sua esistenza Basaglia ha attraversato, con
cui si è misurato, che ha problematizzato, che vorremmo
dedicare questo seminario. In un'epoca di "restaurazione"
culturale e politica, ma anche di profonde trasformazioni degli
assetti istituzionali dell'Europa e delle premesse teoriche che
pretendono di legittimarle, può non essere inutile ripercorrere
in maniera coerente e ragionata gli esiti, gli effetti - il loro
eventuale permanere, le loro frequenti metamorfosi, i nuovi problemi
che si profilano - della ricerca intellettuale di un uomo che
nel campo della psichiatria così tanti cambiamenti ha contribuito
a produrre, mostrando in tutta la sua radicalità la dimensione
politica e sociale del problema della presa in carico della sofferenza
psichica, nonché la necessità di una trasformazione
dell'etica, ma anche della legislazione, nei rapporti che un'intera
società intrattiene con i suoi soggetti più deboli.
Ai partecipanti chiederemo dunque di compiere un esercizio ormai
desueto nella scena intellettuale contemporanea: quello della
lettura, con le sue incertezze, correzioni in corso d'opera, equivocazioni
eventuali, con la sua necessaria lentezza, con la pazienza che
esige e con le interrogazioni e interpellazioni e inquietudini
che provoca. Con, sullo sfondo, l'obiettivo di dar conto dei rapporti
intrattenuti da Basaglia con gruppi, esperienze, figure intellettuali,
movimenti culturali, da lui incrociati nel corso della sua vicenda
personale e pubblica e di illustrare quale sia stato il ruolo
- incidenza, influenze, consonanze, dissonanze - di Basaglia,
e di tutte le vicende che al suo nome proprio si correlano, nella
storia del sapere e delle istituzioni psichiatriche dei nostri
tempi. Attraverso questo modesto esercizio cercheremo di rendergli
l'omaggio di riconoscenza che gli è dovuto a venticinque
anni dalla morte, riaffermando al contempo l'urgenza e la necessità
del lavoro del pensiero, come per lui era stato.
[articolo inserito il 28-09-2005]
Archivio: [2005]
Vai a: [Ultimi articoli]
|| Altri archivi: [2006]
| [2007]