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*Libri&Manuali: Manuali DSM

Prevenire il suicidio:
una mappa per gli insegnanti e per coloro che sono coinvolti dell’educazione dei giovani

Edizione italiana a cura di:
Daniela Belviso, Peppe Dell’Acqua, Luciano Comida, Kenka
Lekovich e Alessandra Oretti.
Traduzione italiana a cura di Velleda Dobrowolny.
Si ringrazia Ugo Pierri per le illustrazioni in copertina e all’interno.

 

Cliccando sulla copertina è possibile
scaricare il Manuale [PDFfile PDF, 444 Kb]

 

PREFAZIONE ALL'EDIZIONE ITALIANAscuola


Verso la metà degli anni Novanta il Ministero della Sanità italiano ha cominciato a preoccuparsi della questione del suicidio. A fronte di un rassicurante tasso medio nazionale che accostava l’Italia ai paesi mediterranei e cattolici, pieni di sole e di mare, caratterizzati da famiglie numerose con tanti bambini, si è rivelata la presenza inquietante di numeri che smentivano questa rosea immagine. Ma soprattutto si è cominciato a rendersi conto che tante aree italiane (più a Nord che a Sud, ma sicuramente il Sud non è immune) presentavano dei tassi di suicidio europei o “mitteleuropei”; dati indubbiamente allarmanti. Da qui le indicazioni che i Piani Sanitari Nazionali rivolgevano alle Regioni e alle Aziende Sanitarie affinché si attivassero per prevenire la diffusione del suicidio.
Trieste ha sempre avuto la consapevolezza di essere una città sui generis, mediterranea per certi aspetti ed europea o “mitteleuropea” per altri. In termini di suicidio, gli standard erano purtroppo più “mitteleuropei” che mediterranei. E forse anche per questo siamo stati più solerti di altri ad accogliere gli inviti dei vari Piani Sanitari Nazionali e le indicazioni del governo regionale, mettendo in piedi un Programma di prevenzione, il Progetto Amalia-Telefono Speciale.
Ma appena abbiamo deciso di passare all’azione abbiamo visto quanto eravamo impreparati e quanto miseri erano gli strumenti a nostra disposizione. Non era più sufficiente avere consapevolezza della solitudine degli anziani, del tasso dei suicidi, delle ampie fasce di popolazione a rischio, compresi gli adolescenti. Né era possibile medicalizzare o psichiatrizzare il suicidio e/o il tentativo di suicidio, i comportamenti a rischio. È nata così la necessità di allargare la comunicazione, coinvolgendo il più possibile chi opera nella cultura, nella salute, nella società. Il presente opuscolo, dopo quello rivolto ai medici di medicina generale,è il secondo manuale della serie, che continuerà rivolgendosi ai giornalisti, ai sopravvissuti, agli operatori della salute e a quelli delle carceri. Lo scopo è quello di sensibilizzare e informare sul rischio del suicidio ma anche offrire strumenti semplici e immediati per affrontarlo.
Il volumetto, completamente riscritto e adattato alla realtà italiana e locale, è indirizzato soprattutto agli insegnanti, al personale scolastico e tutti coloro che sono coinvolti nell’educazione dei giovani. Inoltre, anche gli operatori dei servizi pubblici sociali e sanitari, che si occupano di bambini e adolescenti, e altri gruppi sociali e associazioni interessati ai programmi di prevenzione del disagio giovanile, potranno trovare utili le informazioni qui fornite. In particolare, il ruolo dei docentiè preziosissimo e non solo per quanto riguarda il vero e proprio insegnamento. Infatti, a fianco della famiglia, i docenti possono offrire ai giovani modelli positivi, domande pertinenti, fiducia, speranze, progettualità per il futuro, uno sguardo aperto e ottimistico sul mondo.
In queste pagine non ci saranno dunque fredde nozioni psichiatriche o psicologiche, né sterili equazioni di sociologia: nessuno può essere ridotto a rigide formule che non trovano riscontro nella concreta realtà quotidiana. Non dobbiamo mai dimenticare che al di là dei fattori, delle problematiche, dei contesti, ci sono persone, persone in carne e ossa, esperienze ed emozioni. La singolarità e la ricchezza individuale di ogni uomo e di ogni donna, di ogni adolescente, di ogni bambino e bambina, ha fatto sì che questo non sia un semplicistico compendio di linee guida.
Nel presente manuale, leggerete qualcosa di diverso: il continuo tentativo di capire e di suggerire alcune bussole, una panoramica generale sul suicidio, alcune riflessioni sul disagio dei giovani, l’esame dei principali fattori di protezione e di rischio, suggerimenti su come affrontare le situazioni a rischio, consigli su come agire quando il suicidio viene tentato o commesso nella comunità scolastica e, non ultimo, un contributo creativo sul tema, per voce di un gruppo di straordinari adolescenti triestini. Infine, la speranza e la convinzione di riuscire a trovare un linguaggio che accomuni giovani e adulti, un linguaggio che andrà sempre e costantemente rinnovato. Un linguaggio, soprattutto, che favorisca la comprensione, il dialogo, il saper ascoltare, il saper dare e ricevere.
A oggi siamo confortati dal fatto che a Trieste in quasi un decennio di lavoro nella prevenzione, il numero dei suicidi è sensibilmente calato.

Siamo certi pertanto che il contributo degli insegnanti e di quanti agiscono in ambito scolastico renderà possibili altri, ancor più ambiziosi e inimmaginabili traguardi.
È per questo che continuiamo a lavorare.
Peppe Dell’Acqua
Direttore
Dipartimento di Salute Mentale di Trieste

 

[articolo inserito il 14-05-2009]

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