Libri: Psicofarmaci agli psichiatri
«Psicofarmaci agli psichiatri»
di Enrico Baraldi, ed. Stampa Alternativa (2007)
Un
uomo precipita con l'auto da un viadotto. È uno psichiatra,
abituato a ripercorrere la vita degli altri. Ma questa volta i
fotogrammi che gli scorrono davanti raccontano la storia della
crisi esistenziale e professionale dentro la quale è precipitato
ben prima di sfondare il guard-rail. Negli ultimi mesi due donne
riemerse dal passato lo hanno coinvolto in una danza d'amore e
di guerra al di qua e al di là dell'Oceano; un anziano
e sovversivo dottore che predica la fratellanza terapeutica e
l'abolizione dei farmaci ha sgretolato le sue certezze nella psichiatria;
un perverso scienziato ostaggio dell'industria farmaceutica e
coinvolto in un brutale omicidio lo ha costretto a trasformarsi
in investigatore e minaccia la sua vita.
Ce n'è quanto basta per ridursi l'esistenza a brandelli.
O per decidere di reagire.
Ascoltare invece di reprimere
Digitate la parola psicofarmaci su Google: comparirà
un elenco di 391 mila pagine e già sfogliando le prime
10 vi troverete di tutto. Paginate elettroniche che illustrano
come usarli, altre che mettono in guardia dagli effetti collaterali,
altre ancora che ne consigliano un'assunzione prudente e saggia
integrata da un sostegno di psicoterapia. Digitate adesso la parola
psichiatra. In questo caso l'elenco che vi appare è ancora
più lungo: 643 mila voci che fin dall'inizio appaiono le
più eterogenee rispetto ai contenuti. Provate infine associando
le due parole: psicofarmaci e psichiatri. Le pagine che le contengono
vicine sono oltre 100 mila. Tuttavia le prime due voci di Google
segnalano che in questo mare enorme di informazioni c'è
qualcosa di nuovo: un libro il cui titolo mette assieme le due
parole, formando un invito o un'esortazione: Psicofarmaci agli
psichiatri. Tantissimi sono i motivi per ritenere sensata questa
prescrizione. Questi motivi li conosceva bene il romanziere Thomas
Bernhard quando nel suo Il nipote di Wittgenstein scriveva esplicitamente:
"Di niente in vita mia ho avuto più paura che di cadere
in mano agli psichiatri, al cui confronto tutti gli altri medici
sono assai meno pericolosi…"
Questi motivi li conosce Ketti, la protagonista "italiana"
del romanzo Psicofarmaci agli psichiatri, quando, nel corso delle
sue performance televisive afferma ripetutamente: "Tra i
tanti orrori della psichiatria, come l'elettroshock e i ricoveri
obbligatori, gli psicofarmaci sono accettati più facilmente
dalla nostra società. In realtà essi rappresentano
l'ennesimo sopruso sui malati…"
Può sembrare strano allora che l'autore di Psicofarmaci
agli psichiatri sia proprio uno psichiatra il quale, in un lungo
flashback che si dipana come un libro giallo, si rende finalmente
conto che: "…rispetto alla salute mentale ha maggiore
competenza un sacerdote che sappia ascoltare, un tour-operator
in grado di consigliare una vacanza, un amico che non si scoraggia
davanti ai nostri silenzi, una prostituta che sappia essere amica."
E dopo le esperienze vissute e avere appreso gli insegnamenti
del Dottore di Itamaracà, egli capisce che non gli resta
che "riciclarsi, reinventarsi con idee nuove, abbandonare
un fare caratterizzato dalla prepotenza, per porsi senza pregiudizi
di fronte a chi gli chiede aiuto." Si rende conto insomma
che deve "scendere dalla cattedra, e dalla poltrona, e vivere
una vita di autentica relazione coi suoi malati".
È per questo che le due voci di Google sono destinate
a diventare duemila e ventimila, perché Psicofarmaci agli
psichiatri darà l'avvio a una catena di racconti, di esperienze
dirette, di testimonianze da parte di chi ha provato quanto la
vera follia, quella da curare, stia in chi, solo perché
ha studiato medicina, vuole imporre una sua visione della normalità
anziché giustapporre parti sane e parti malate. E vuole
etichettare le emozioni secondo i numeri di un Manuale Diagnostico-Statistico
anziché accoglierle. E, ancora, vuole azzerare le allucinazioni
anziché sforzarsi di capire che "la cosa importante
non è sapere se le voci che sentiamo sono reali o no, la
cosa importante è stare a sentire quello che vogliono dirci…"
Perché, come succede allo psichiatra protagonista del romanzo,
"sono proprio le voci che a volte possono salvarci
la vita."
[articolo inserito il maggio 2009 ]
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