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10 seminari su: "Le teorie e le pratiche
nel lavoro in salute mentale a Trieste"

Sintesi del secondo incontro

Lunedì 17 Ottobre si è svolto nella Direzione del Dipartimento di Salute Mentale il secondo incontro di discussione ed approfondimento di temi riguardanti "le teorie e le pratiche nel lavoro in salute mentale".

L'incontro è cominciato discutendo il tema del potere dello psichiatra con particolare riferimento alla costruzione del programma terapeutico-abilitativo: si è parlato del rischio reale che lo psichiatra possa prendere delle decisioni importanti sulla vita della persona, che dovrebbe beneficiare di tale programma, rispondendo a "bisogni altri" (ai bisogni dei familiari, dei vicini di casa ecc.)o secondo una sua personale rappresentazione dei bisogni di questa persona.

Come agire nel migliore dei modi in una situazione dove è istituzionalmente richiesta allo psichiatra l'assunzione di responsabilità nel prendere tali decisioni? Quali sono i limiti di questo agire? Come utilizzare il potere per il bene della persona?

Se da un lato appare fondamentale, a questo proposito, la condivisione del potere e della responsabilità del singolo con il gruppo di lavoro attraverso le riunioni d'equipe svolte quotidianamente nei CSM, dall'altro è altrettanto importante che il lavoro di tutti gli operatori del CSM sia organizzato in modo da garantire l'unitarietà dell'accoglimento della domanda ponendo LA PERSONA AL CENTRO DEL SERVIZIO: è questo infatti l'unico modo per seguire ogni persona in tutti i suoi bisogni e recuperare le sue contraddizioni: il potere agito per costruire contrattualità deve infatti avere un senso per questa persona.

Da qui la discussione è proseguita sul tema dell'analisi della domanda incontrata nel lavoro quotidiano al Centro. Si è considerato che la domanda istituzionale non è poi tanto diversa oggi dal vecchio quesito "pericoloso a sé o agli altri e di pubblico scandalo". A tale proposito appare molto importante la nostra risposta ad una domanda posta in modo incongruo: è necessario comprendere le motivazioni sottese a tale domanda ed aiutare chi la pone a capire qual è la finalità del nostro lavoro per arrivare infine a riformulare la domanda promuovendo una nuova cultura di scambio e di collaborazione reciproca nella società.

Infine si è parlato del suicidio, della difficoltà personale di porsi davanti a quest'evento (in che modo e fino a che punto ciò che facciamo o che non facciamo nel nostro lavoro d'ogni giorno influenza la vita delle persone?) e della difficoltà di condividere un argomento forte come questo con il gruppo di lavoro nel Centro.

(Francesca Santoro)

[articolo inserito il 10-11-2005]

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