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* Editoriali

disegno di Ugo PierriPerché no?

Sempre più spesso mi viene chiesta una spiegazione o un chiarimento o una giustificazione al perché del suicidio.
Da parecchi anni mi occupo del fenomeno e ho cercato di studiarlo da svariati punti di vista, andando a indagare i possibili fattori di rischio, gli aspetti predittivi, gli indicatori sociali e via dicendo...
perciò è giusto che mi vengano posti questi quesiti!
Sono parte attiva di un progetto di prevenzione che coinvolge varie strutture e molte persone e che mobilita e che mobiliterà molti gruppi e associazioni...
perciò è giusto che mi si chieda di fornire una pur semplice spiegazione!
Sono madre di due ragazzi adolescenti che si domandano il perché dell'esistenza, della vita e della morte...
perciò è giusto che mi chiedano un aiuto a capire!
Sono un essere umano, una donna, una psichiatra...
perciò è giusto che mi si chieda perché un individuo non debba suicidarsi...perché no!
E' chiaro che io non ho risposte né certezze, però posso raccontare una storia.
Non molto tempo fa ho conosciuto uno dei massimi esperti della comunicazione umana e non ho potuto fare a meno di chiedere a lui se avesse studiato il significato comunicativo del suicidio, e lui, con la semplicità dei “grandi”, mi ha risposto che non se ne era mai occupato direttamente, ma che nel corso della sua vita gli era successo di sentirsi molto solo e depresso. Lo era a tal punto da trovarsi con una pistola alla tempia. In quel momento ha pensato: “Voglio veramente finire così la mia vita? Voglio veramente uccidermi? NO! Quello che voglio veramente è cambiare! Cambiare tutto!”. Ed è quello che ha fatto.
Ora, non tutti hanno la capacità di trovare in sé la forza per cambiare la propria vita divenuta insostenibile o semplicemente insulsa o tediosa. Credo però che ognuno di noi abbia il diritto e il dovere di tentare di osservare, da solo o con l'aiuto di qualcuno, la propria vita o il proprio problema da un punto di vista differente, perché ogni esistenza e ogni situazione non si risolve in un unico modo, escluso il quale non c'è alternativa!
Per generosità verso gli altri e verso noi stessi dobbiamo darci l'opportunità di scegliere al di là e oltre le due alternative che abbiamo di fronte, che non sono mai facili, ma sono sempre le più immediate e le più semplici.

Elisabetta Pascolo-Fabrici
Ricercatrice presso l'Istituto di Clinica Psichiatrica dell'Università di Trieste.

[articolo inserito il mese di aprile 2007]

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