Editoriali
Perché
no?
Sempre più spesso mi viene chiesta una spiegazione o un
chiarimento o una giustificazione al perché del suicidio.
Da parecchi anni mi occupo del fenomeno e ho cercato di studiarlo
da svariati punti di vista, andando a indagare i possibili fattori
di rischio, gli aspetti predittivi, gli indicatori sociali e via
dicendo...
perciò è giusto che mi vengano posti questi quesiti!
Sono parte attiva di un progetto di prevenzione che coinvolge
varie strutture e molte persone e che mobilita e che mobiliterà
molti gruppi e associazioni...
perciò è giusto che mi si chieda di fornire una
pur semplice spiegazione!
Sono madre di due ragazzi adolescenti che si domandano il perché
dell'esistenza, della vita e della morte...
perciò è giusto che mi chiedano un aiuto a capire!
Sono un essere umano, una donna, una psichiatra...
perciò è giusto che mi si chieda perché un
individuo non debba suicidarsi...perché no!
E' chiaro che io non ho risposte né certezze, però
posso raccontare una storia.
Non molto tempo fa ho conosciuto uno dei massimi esperti della
comunicazione umana e non ho potuto fare a meno di chiedere a
lui se avesse studiato il significato comunicativo del suicidio,
e lui, con la semplicità dei “grandi”, mi ha
risposto che non se ne era mai occupato direttamente, ma che nel
corso della sua vita gli era successo di sentirsi molto solo e
depresso. Lo era a tal punto da trovarsi con una pistola alla
tempia. In quel momento ha pensato: “Voglio veramente finire
così la mia vita? Voglio veramente uccidermi? NO! Quello
che voglio veramente è cambiare! Cambiare tutto!”.
Ed è quello che ha fatto.
Ora, non tutti hanno la capacità di trovare in sé
la forza per cambiare la propria vita divenuta insostenibile o
semplicemente insulsa o tediosa. Credo però che ognuno
di noi abbia il diritto e il dovere di tentare di osservare, da
solo o con l'aiuto di qualcuno, la propria vita o il proprio
problema da un punto di vista differente, perché ogni esistenza
e ogni situazione non si risolve in un unico modo, escluso il
quale non c'è alternativa!
Per generosità verso gli altri e verso noi stessi dobbiamo
darci l'opportunità di scegliere al di là
e oltre le due alternative che abbiamo di fronte, che non sono
mai facili, ma sono sempre le più immediate e le più
semplici.
Elisabetta Pascolo-Fabrici
Ricercatrice presso l'Istituto di Clinica Psichiatrica dell'Università
di Trieste.
[articolo inserito il mese
di aprile 2007]
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