Editoriali
Una
scommessa difficile
Si ricomincia sempre da capo in questo nostro lavoro.
E oggi ricominciamo con un giornale on line. Molte volte i giornali
hanno attraversato il corso di questa nostra storia. Fare giornali
ha sempre a che fare con l'intenzione di comunicare. Ossia
"mettere in comune" qualche cosa con qualcun altro,
e non semplicemente trasmettere. E in questo senso comunicare
si è rivelata una necessità assoluta nel lavoro
per la salute mentale. Costruire comunicazione all'interno
del manicomio, dove questa sempre era impedita fu forse l'arma
più potente per minare l'impermeabilità di
quelle separazioni. Il passo successivo fu il mondo di fuori:
le porte aperte, gli scheletri degli armadi esibiti, il mescolamento,
la confusione, la narrazione. Nel presentare questo "Segnalazioni
on line", che della quotidianità del dipartimento
vuol parlare, non posso non ricordare il primo giornale che ciclostilammo:
era il 1972 e si chiamava Blip-blip. Il blip
era il suono acuto del cercapersone, prima innovazione, in dotazione
al medico e agli infermieri di turno in ospedale. Quel giornale
dava conto delle assemblee di reparto, della lotta dei sussidiati,
delle prime porte aperte, del primo Centro Sociale nel manicomio
di San Giovanni, delle prime uscite, della prima vacanza al mare
a Ravenna, dell'acquisto delle autovetture per avviare il
lavoro territoriale, erano grandi Volks Wagen familiari di colore
verde che subito chiamammo "verdine", dell'apertura
del bar, delle riunioni che precedettero la nascita della cooperativa,
delle battaglie sindacali degli infermieri che allora facevano
un turno di 48 ore settimanali, del laboratorio Arcobaleno di
Ugo Guarino. Il ciclostilato girava per i reparti. Lo distribuivano
gli stessi internati, assaporando il piacere di frequentare il
parco e la sua bellezza che fino ad allora avevano soltanto potuto
intravedere dalle finestre dei grandi cameroni. Il giornale registrò
l'entusiasmo di quei giorni e di quelle scoperte. Ma come
era nato, un bel giorno finì. È così che
devono andare queste cose. Venne poi Marco Cavallo e un foglio
stampato in Offset che usciva tutti i giorni. Erano bellissimi
i disegni di Vittorio Basaglia. E quest'altro giornale finì
quando Marco Cavallo cominciò il suo viaggio per il mondo.
Qualche anno dopo arrivò 847. Ne conservo 3 numeri. Era
il 1974.
Ottocentoquarantasette era il numero degli internati in quel
momento ed era il segno della nostra urgenza a vedere la fine
dell'ospedale. Eravamo attenti a come il numero dei degenti
calava, di giorno in giorno, di mattino in mattino, nei rapporti
degli ispettori. Finì anche 847. Esperienze di piccoli
giornali si svilupparono in altre circostanze nei nascenti Centri
di Salute Mentale. Imprese editoriali più alte e nobili
sono venute in seguito. Alcuni numeri di Per la salute mentale,
ad esempio, hanno sostenuto il nostro desiderio di riflettere
sul nostro lavoro, di incontrare le esperienze altrui e con queste
scambiare le nostre.
Poi c'è stata la splendida stagione di "e"
questo giornale.
Dove la congiunzione "e" intendeva collegare le realtà
e le esperienze diverse che si sviluppavano a Trieste intorno
al filo comune della cultura delle differenze, della valorizzazione
delle esperienze individuali.
Ad un certo punto abbiamo perfino pensato di utilizzare Radio
Fragola, che intanto era nata, per produrre una sorta di radio
giornale del Dipartimento. E poi, nel periodo in cui funzionò
il gruppo di video registrazione, pensammo di produrre cassette
che rispondessero a questo bisogno mai saziato di comunicare,
di riconoscere le molteplicità minime e singolari, grandi
e collettive che, per fortuna, nel Dipartimento accadono.
Segnalazioni on line è il tentativo ulteriore
di esibire i successi, discutere i problemi, i progetti, gli accadimenti
anche comunissimi che costituiscono il tessuto del nostro lavoro
e che danno senso all'impegno di 250 operatori. Ancora una
volta sentiamo il bisogno di attivare conoscenze e riconoscimento
reciproco: tra gli operatori, le cooperative, le associazioni,
le persone che attraversano il Dipartimento di Salute Mentale.
E comunicare con il mondo "circostante". Insomma questo
giornale si dà un compito, fa una scommessa non facile
da vincere: portare agli occhi di tutti quello che accade nel
lavoro quotidiano di un Dipartimento di Salute Mentale. Finché
serve. Nulla di più e nulla di meno.
Giuseppe Dell'Acqua
(direttore del Dipartimento di Salute Mentale, Trieste)
[articolo inserito il mese
di novembre 2005]
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