immagine di sfondo Segnalazioni [magazine] - Quotidianità da un Dipartimento di Salute Mentale Dipartimento di Salute Mentale di Trieste: www.triestesalutementale.it
Mappa del sito | Redazione | Contattaci | Credits || Ultimo aggiornamento: Martedì 19 Maggio, 2009 11:20


Forum Salute Mentale (link al sito)

[ Percorso: Home » Notizie dal DSM » Archivio 2006 » Articolo ]

* Notizie dal DSM

Le Giornate della Salute - Trieste, 21 -27 maggio 2006

Per un assetto adeguato delle politiche e dei servizi di salute mentale: loro integrazione nel campo delle politiche sociali e sanitarie

In occasio del convegno nazionale "Le Giornate della Salute", svoltosi a Trieste dal 21 al 27 maggio 2006, il Dipartimento di Salute Mentale di Trieste ha curato la sessione sulla salute mentale, articolata in quattro pomeriggi.

Si è ritenuto opportuno partire dal tema: "Nuovi paradigmi: servizi centrati sulla persona, sulle persone e sulle comunità" allo scopo di ridefinire i contesti di riferimento dell'azione in salute mentale oggi e di verificare sotto questa luce l'operatività dei servizi.
Il nuovo valore che emerge attraverso pratiche di sviluppo di comunità in salute mentale, ed il movimento dei servizi verso i contesti sociali sono stati definiti come intersecazione tra capacità soggettive, sistemi di opportunità e politiche integrate, dove le persone, gli spazi ed i servizi contribuiscano a progetti collettivi di salute. Una nuova attenzione va al ruolo delle persone ed ai loro percorsi di ripresa ed emancipazione, nel riconoscimento del fatto che ogni percorso individuale è un processo interpersonale e sociale che vede fattori di natura per l'appunto sociale e processi materiali di costruzione di cittadinanza entrare e significarsi nella dimensione della soggettività.

Questi elementi sono stati messi a confronto ed in tensione critica con il tema della modellistica dei servizi, che si definisce oggi tra tendenze all'integrazione, ovvero alla specializzazione ed alla c.d. funzionalizzazione (modelli anglosassoni e nordeuropei). Questa modernizzazione della psichiatria di comunità nel mondo pone nodi problematici di sistema che spingono verso un superamento della modellistica stessa ed un primato dei processi. Ad esempio, favorire l'accessibilità, la continuità di cura, la connessione degli interventi, l'intersettorialità. La persona va posta al centro di questo sistema ma anche i soggetti collettivi, le reti e le istanze associate della comunità, attraverso processi di partecipazione promossi dai servizi che definiscano una "cittadinanza attiva", e che devono poter rappresentare propellenti del cambiamento dei sistemi sociali, delle culture e dei servizi.
Il tema dell'integrazione in una ancora embrionale medicina del territorio, essa stessa limitata da burocratizzazione e tendenze alla privatizzazione, ha puntualizzato l'assunto che i servizi di salute mentale, integrati in DSM strutturali e dotati di risorse certe ed adeguate, devono articolarsi con i distretti sanitari e con la medicina di base. Esperienze locali, spesso ancora minute e parziali, o veri e propri modelli regionali hanno riferito di notevoli differenze concettuali, legislative ed operative tra Emilia-Romagna, Friuli VG, Toscana, Puglia, Abruzzo, che rendono questo dibattito ancora preliminare. Si è comunque sottolineata l'importanza di promuovere innanzitutto pratiche di integrazione e di presa in carico congiunta nell'obiettivo di favorire i processi di governance sanitaria che devono includere in un ruolo centrale la salute mentale. Non vanno altresì trascurati i ruoli centrali assegnati dalla legge 328 ai servizi sociali attraverso le articolazioni programmatorie dei PdZ e più ancora un loro inserimento strutturale in un sistema unico di interventi sociosanitari, con un ribilanciamento a favore della spesa sociale.

E' stato successivamente presentato un esempio di programma in rete tra servizi sociosanitari a Trieste, finalizzato alla riduzione delle morti solitarie e del suicidio, che sembra confermato dagli esiti per quanto riguarda l'incidenza stessa di entrambi i fenomeni.

Le due sessioni sulla ricerca Progres Acuti hanno fornito un'analisi di prima mano dei dati della seconda ed ultima fase della ricerca stessa, sviluppata su un grosso campione di pazienti accolti e di strutture.
La gestione dell'acuzie e del ricovero in Italia oggi pone in evidenza soprattutto le carenze strutturali delle sedi (in particolare degli SPDC), identificate attraverso indicatori semplici di qualità (come spazi accessibili, persone allettate, ecc.) e la sconnessione operativa tra i luoghi di ricovero e le reti dei servizi territoriali. Un certo ridimensionamento rispetto ai dati di fase 1 si è evidenziato rispetto all'incidenza effettiva di pratiche violente o segreganti, in particolare della contenzione, e di terapie fisiche come l'ES, che nondimeno vanno superate attraverso non solo il rispetto della dignità delle persone ma soprattutto attraverso la creazione di una cultura dei diritti. Si è confermata la grande differenza tra strutture pubbliche e private in termini di target di utenza e di obiettivi di sistema (va sottolineato che queste ultime dispongono di circa la metà dei posti-letto in Italia; esse hanno espresso incertezze rispetto ad una loro possibile evoluzione). Fondamentale resta il ruolo di DSM adeguatamente sviluppati ed integrati che favoriscano e determinino, nella loro azione complessiva, un effetto di sistema. E' difatti apparsa chiara la scarsa utilità di ragionare su singoli "tipi" di strutture e su esiti ad esse correlati, che pur evidenziano interessanti peculiarità (ad esempio il CSM a 24 ore, nella sua flessibilità, si propone anche come alternativa al ricovero).

Alcuni dati relativi alle condizioni dei pazienti sono stati assunti con cautela come indicazioni di efficienza più che di efficacia, ma grande attenzione va posta alla qualità ed alla soddisfazione dell'utenza che iniziano, a partire da questa ricerca, ad essere elementi di rilievo critico e di valutazione. Le indicazioni della ricerca andranno ulteriormente approfondite attraverso ipotesi di ulteriori e più mirati approfondimenti ed analisi dei dati, ma già ora si propongono come strumenti preziosi di conoscenza della realtà e di verifica degli strumenti legislativi e normativi in campo a livello locale, regionale e nazionale. E' stata sottolineata la necessità di definire standard maggiormente omogenei e strumenti di integrazione tra strutture, servizi e funzioni per un'adeguata presa in carico, che vadano ben al di là dei LEA e si propongano come assi portanti di nuovi atti di indirizzo a livello nazionale, pur nella conferma della validità sostanziale dell'impianto della vigente legislazione nazionale.

Il tema dell'inclusione sociale e dell'azione positiva per lo sviluppo di sistemi di acceso ai diritti sociali ed alla cittadinanza è stato introdotto da una relazione sull'omonimo programma del Governo Inglese. I due grandi obiettivi qui indicati sono il maggior accesso la lavoro di persone con disturbo mentale ed il loro inserimento in processi partecipativi e di integrazione comunitaria.
All'interno di questo quadro, la sessione denominata "Per una rete nazionale ed internazionale" si è mossa sullo sfondo di parole chiave come le reti, di individui e di organizzazioni, ed il "libro verde" europeo per interrogarsi sui processi di integrazione sociosanitaria. In altre parole, quale impatto abbia al momento la diffusione di "buone pratiche", pur nell'ampia s/definizione del termine, su processi di "government" e di "governance". Numerosi sono stati i contributi esteri, allo scopo di confrontare la situazione italiana con quella di altri paesi e di allargare la visuale ad una dimensione internazionale e globale.

Le esperienze leader dell' Irlanda (i Servizi di Cavan & Monghan) si muovono verso un modello mobile, flessibile ed integralmente comunitario, che ha portato il governo a dichiarare l'obiettivo di chiusura di tutti gli OP nei prossimi anni. La situazione inglese, dove il NSF ha prodotto un grande slancio alla creazione di team comunitari "funzionali" in alternativa al ricovero, vede il programma per "la vita intera" ("whole life") promosso dal NIMHE e l'esperienza del programma per l'inclusione sociale in Cornovaglia con operatori dedicati. Le contraddizioni di sette anni di piano sanitario per il rinnovamento della salute mentale in Norvegia, pur spingendo al cambiamento, soffrono della persistenza di sistemi ospedalcentrici con istituzioni forti e dominanti, e si affiancano alle aporie della situazione francese, dove si segnala il rafforzamento di istituzioni psichiatriche giudiziarie pur a fronte di alcune esperienze esemplari comunitarie (Lille) e di un lento calo dei posti letto ospedalieri. L'imperativo dell'integrazione è confermato dai dilemmi della separazione sanità – assistenza determinati dalla legge del 1994 in Svezia, che pur in un welfare onni-comprensivo lascia spesso i soggetti deboli "cadere tra due sedie", mentre si segnala la chiusura dei manicomi come processo ormai completato nel paese. Le esperienze dei paesi del Nord Europa sono state messe a confronto con quanto accade al Sud (Grecia e Spagna), dove la disponibilità di risorse economiche per la salute mentale è di gran lunga inferiore. In particolare i nodi irrisolti tra ospedali e territorio in Grecia, paese dove i processi di deistituzionalizzazione in corso (che dovrebbero realizzare la completa chiusura dei manicomi entro pochi anni), hanno aperto a rischi di transistituzionalizzazione verso la residenzialità, mentre ancora stenta a decollare un sistema adeguato di servizi territoriali ed il lavoro nella comunità vede in prima linea i servizi sociali.

Dunque la costruzione ed i rafforzamento di reti nazionali ed internazionali, formali ed informali, come strumenti per opportune strategie di cambiamento si impone, assieme ad una rinnovata attenzione al lavoro anti-istituzionale. Il Forum Salute Mentale in Italia ed il movimento partecipativo ed informale del TheMHS Conference in Australia e Nuova Zelanda, il Consiglio per la Salute Mentale dell'Australia, il progetto dell'IMHCN per l'Europa, rappresentano altrettanto esempi di iniziative in queste direzioni che possono convergere verso punti comuni, grandi obiettivi di fatto condivisi che si possono reciprocamente rafforzare e legittimare. Un esito ad esempio è stata la collaborazione con Trieste che sembra porterà, dopo il report parlamentare presentato, fino al raddoppio dei fondi per la salute mentale in Australia. Esperienze di cooperazione internazionale promosse dall'OMS e da altri organismi come l'UNOPS, in luoghi difficili, come la Palestina, l'Albania ed lo Sri-Lanka (dopo lo tsunami) sono peraltro ulteriori esiti di questa nuova e promettente alleanza tra persone, organizzazioni istituzionali, NGO e movimenti che vogliono oggi una salute mentale integrata nelle comunità e fondata sui diritti.

Dall'ascolto e dall'osservazione dei dati ministeriali e dalle ricerche in corso emerge che in generale le aziende sanitarie e le regioni disconoscono e/o investono molto poco sulla questione della salute mentale. Dalla conferenza emergono indicazioni ed obiettivi quali:

(1) definire standard nazionali ed europei per servizi territoriali accessibili, flessibili e "continui" a favore delle persone, integrati al loro interno e con la comunità.

(2) Definire standard per la relazione tra DSM e Distretti con l'obiettivo di tutelare sia la specificità dell'azione in salute mentale che la sua integrazione nelle politiche sanitarie e nelle pratiche di salute, i livelli di risorse dedicate ed il diritto alla salute ed all'inclusione sociale delle persone portatrici di sofferenza psichica.

(3) Indicare al governo nazionale ed ai governi regionali la priorità di costruire processi partecipativi per l'inclusione delle persone che hanno avuto esperienza diretta di disagio e delle loro associazioni nelle politiche e nelle pratiche di gestione dei servizi.

(4) Rafforzare le reti nazionali ed internazionali, formali d informali, e costruire convergenze e sinergie su azioni comuni, anche di cooperazione con aree in particolare difficoltà, destinate a tali obiettivi.

(a cura di Roberto Mezzina)

[articolo inserito il 31-05-2006]

* Archivio: [2006]

* Vai a: [Ultimi articoli] || Altri Archivi: [2005] | [2007]

Segnalazioni [magazine] a cura del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste
via Weiss 5 - 34127 Trieste - tel. 040 3997350 - e-mail: dsm@ass1.sanita.fvg.it