TITOLO: "Fascisti su Marte"
REGIA: Corrado Guzzanti Igor Skofic
CAST: Santodio Andrea Blarzino - Pini Pasquale Petrolo - Fecchia
Andrea Purgatori - Freghieri Marco Marzocca - Bruno Corso Andrea
Salerno
SCENEGGIATURA: Corrado Guzzanti
Sottratti
miracolosamente alla censura marxista, vengono rispolverati
alcuni cinegiornali degli anni '40 che illustrano le gesta di
un manipolo di militari del regime nella meno nota delle imprese
che in quegli anni resero grande il nome dell'Italia nel mondo
e che lo riportarono agli onori della discendenza dalla lupa.
Dopo la Libia, l'Etiopia e l'Albania dove può ancora
spingersi l'Italia, se non verso l'alto? Ed ecco il nuovo obiettivo,
"bonificare" il quarto pianeta, rosso di comunista
infamia.
A bordo di una sonda costruita dal proletario assemblaggio di
più cannucce, un rudere da rottamare chiamato Repentaglia
IV ("prototipo di missile tedesco"), i nostri sbarcano
su Marte. La conquista si snoda tra la guerra ai muti autoctoni,
i Mimimmi, delle pietre su cui è incisa una abbozzata
fisionomia umana, all'incontro con avvenenti aliene provenienti
dallo spazio, le Amazzoni.
Certo non mancano le difficoltà, la mancanza di acqua,
aria e cibo in testa ma Barbagli e compagni non si danno per
vinti. La squadraccia fascista non mollerà il colpo finchè
l'impresa non sarà compiuta. Ad aiutare i nostri, un
veicolo, una sorta di esploratore marziano a quattro ruote ante
litteram dal nome di Donna Rachele, l'immancabile radioricevitore,
con cui il Gerarca Barbagli comunica direttamente con Roma e
tanta sfortunata buona volontà nel cercare i beni di
prima necessità.
Non manca la versione marziana dei consigli di regime e qualche
nota mistica. E così la squadraccia si riunisce periodicamente
attorno a un tavolo per programmare e valutare l'operato di
ciascuno, mentre Barbagli si confida con un busto del duce.
Il cast non è d' eccezione, ma mette in scena lo stesso
Guzzanti, nelle vesti di Barbagli, comandante della spedizione,
e attori tra cui Pasquale Petrolo, che ha già recitato
in Bagnomaria di Giorgio Panariello e Marco Marzocca, forse
noto al nostro pubblico per il film degli anni '90 di Venzina
SPQR. Guzzanti si è servito inoltre di attori non professionisti.
Il film è girato in una cava della Magliana presso Roma
e gli attori – veri ed indomiti eroi, simbolo dell'italico
coraggio - ai fini della lavorazione del film si sono prestati
a indossare abiti di lana pesante in piena estate.
Forse due ore per un collage di sketch che risalgono alla fortunata
serie televisive "Il caso Scafroglia" sono troppe,
ma il film diverte, ed è se non altro esilarante la maestria
con cui per l'intera durata del film Guzzanti riesce a fare
il verso all'enfatico intercalare dei vecchi cinegiornali.
Dopo aver scampato per un pelo il rischio che il nostro Presidente
del Consiglio gridasse al mondo "Me ne frego", una
satira sull'andazzo ideologico di molta Italia presente sembra
giungere ad uopo. E così l'undici settembre, la teoria
del complotto, appunto il berlusconismo, il problema delle quote
rosa e dell'integrazione, gli immigrati: Guzzanti tocca molti
temi del dibattito culturale attuale, e riesce benissimo a prendere
in giro.