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* Cultura - Spettacolo: Cagipota / Kazipot presenta...

Le donne del Cagipota a Monza

 

Lunedì, 14 marzo. Monza. Sala della Luna. Invitate dal Centro Culturale Ricerca (CCR), otto donne del gruppo di aggregazione, accoglienza e reciproco sostegno Cagipota/Kažipot dell'Associazione culturale di volontariato fra donne "Luna e l'Altra" siedono attorno ad un tavolo in attesa del pubblico che sta affluendo. La serata, patrocinata dal Comune di Monza e organizzata in collaborazione con gli Assessorati alla Cultura e alla Persona, è dedicata alla presentazione dei due volumi di narrazioni autobiografiche realizzati nel corso di altrettanti laboratori di scrittura condotti dalla scrittrice Patrizia Rigoni nell'ambito delle attività del gruppo Cagipota e dell'Associazione di autoaiuto e volontariato Club Zyp. A fianco dei coloratissimi Viaggio in carovana e Di senso in senso, entrambi pubblicati nel 2003 dall'ASS n. 1, Dipartimento di Salute Mentale di Trieste con il sostegno dei Civici Musei di Storia ed Arte, sul tavolo campeggia anche Rose, rose, rose, l'ultimo nato in casa Cagipota. Nonostante una selezione dei suoi testi abbia ottenuto una menzione speciale nel concorso internazionale "Trieste Scritture di Frontiera – Premio letterario dedicato a Umberto Saba", non si sono ancora trovati i fondi per pubblicarlo: ma non poteva mancare, elegantemente composto, anche se solo in forma dattiloscritta.

Il pubblico ben presto riempie la sala. 100 persone, sedute o in piedi, attendono tranquillamente di sentire parlare di scrittura autobiografica, di esperienze letterarie e di come le parole possano diventare un veicolo espressivo e formativo, un mezzo di conoscenza e di autoconoscenza. È il pubblico tipico delle presentazioni letterarie, ma c'è anche chi è venuto sulla base del passa parola, per averne sentito parlare dopo che erano state ospiti dell'associazione Koinè XXX tempo fa a Milano, per capire qualcosa di più su questo gruppo di donne che hanno trasformato la propria sofferenza in un punto di forza personale e di coesione di gruppo.

Le donne sedute attorno al tavolo, sono molto emozionate. Non è facile parlare in pubblico. Soprattutto non è facile parlare di sé a persone che non si conoscono, aprire il proprio cuore e la propria anima a degli estranei, superare lo spontaneo pudore del mettersi a nudo. C'è chi è intimidita e imbarazzata, chi si fa forza e cerca di sdrammatizzare, chi preferirebbe non parlare, chi si chiede ancora cosa mai potrà dire. Perché, come sempre, hanno scelto di non preparare nulla, di non leggere discorsi "precotti e predigeriti", ma di seguire il proprio ritmo interiore, come sarà sarà, sicure che ciò che più importa è lasciare emergere quello che sono e non far vedere quanto sanno. Si stringono l'una all'altra, attingendo forza dal loro stare assieme, dal condividere l'esperienza con le altre, come hanno imparato a fare nei momenti davvero difficili della vita, come sanno fare e hanno fatto molte altre volte.

Ma non c'è più tempo per i ripensamenti. Si comincia. Dopo gli "onori di casa" fatti dai direttori del CCR, Mirella Diceglie e Vito Ciriello, interviene Annalisa Bemporad,assessore alla cultura del Comune di Monza, e il pubblico capisce subito che questa non sarà una presentazione come le altre, perché, presentatasi nella sua veste di "assessore e donna", invece delle solite parole di circostanza, rievoca il tempo in cui lei e molte altre avevano iniziato ad uscire di casa, a condividere il proprio disagio ed i propri sogni, a superare l' "omertà" delle pareti domestiche per dare il proprio contributo alla creazione di una società che fosse maggiormente a misura di persona, rimpiangendo soltanto di non aver avuto loro, quella volta, l'occasione di scriverne assieme, come invece è capitato al gruppo triestino.

Dopo un tale partecipe avvio, si entra facilmente nel vivo della serata ed inizia una sorta di dialogo a più voci – orchestrato da Patrizia Rigoni con tutta la delicatezza, l'attenzione e il rispetto dell'altro che è solita usare nei suoi laboratori – nel quale interventi di carattere più esplicativo e cognitivo, si alternano a riflessioni personali, emozioni, ricordi, intercalati, volta a volta, dalla lettura calda e sentita di poesie e di brani tratti dai libri presentati.

Ad ogni intervento, ad ogni parola detta dalle compagne, fra le donne attorno al tavolo cresce la sicurezza e la fiducia del valore di ciò che hanno da dire, di ciò che hanno sperimentato e il discorrere si fa sempre più fluido e più sereno.

Ad ogni intervento, ad ogni lettura, fra il pubblico crescono la partecipazione e il coinvolgimento. Dalla cortese, educata, ma distaccata disponibilità iniziale si passa ben presto alla commozione, alla voglia di condividere, di esserci, di capire, di partecipare in prima persona. Spiazzato dall'intensità e dalla verità di ciò cui sta assistendo, l'inizialmente indefinito e anonimo pubblico si scioglie per ridare voce alle singole persone che lo costituiscono. Sentir parlare in un modo così sincero eppure così "leggero" di dolore e di speranza, vedere l'amore che circola fra le donne che hanno condiviso la loro esperienza, permette a chi è intervenuto di uscire dal ruolo dell'ascoltatore passivo, dandogli modo di contattare i propri sentimenti sopiti, di sfiorare antiche ferite, di riappropriarsi di emozioni dimenticate. Risate, applausi, lacrime, sorrisi, commenti, sospiri pervadono l'uditorio e trasformano un incontro letterario in una comunicazione fra cuori ed anime.

Scontata diventa allora la difficoltà, alla fine della serata, di andarsene. La voglia di conoscersi meglio, di raccontare anche le proprie esperienze, di saperne di più dà vita a gruppetti spontanei, strette di mano, dialoghi improvvisati, scambi di recapiti. Il desiderio di rivedersi, di condividere altri momenti si concretizza in nuovi inviti e proposte di futuri incontri. L'intensità delle emozioni condivise si sintetizza nei tanti "grazie" commossi, sussurrati al momento di salutarsi.

(Cagipota/Kažipot)

[articolo inserito il 01-04-2005]

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