Principi

Principi guida per una strategia di azione comunitaria per la salute mentale

L'esperienza di Trieste, dal 1971 ad oggi, mostra nella praticas che può essere realizzata una rete di servizi per la salute mentale totalmente alternativa ed antagonista all'ospedale psichiatrico e capace di rispondere ai bisogni della popolazione.
I punti fermi che hanno ispirato la pratica dei servizi di Trieste, negli ultimi 25 anni, sono stati:

  • il totale antagonismo ad ogni forma sdi contenimento asilare;
  • la consapevolezza della centralità dei bisogni dei soggetti quale unico punto di riferimento per l'organizzazione del servizio;
  • l'esigenza di mantenere i costi entro i limiti della compatibilità economica complessiva.

La riflessione sull'esperienza triestina, il confronto con operatori e utenti di altri servizi italiani ed esteri altrettanto impegnati nell'opera di deistituzionalizzazione, unitamente alla collaborazione con organismi nazionali ed internazionali per la salute mentale, ci hanno permesso di tracciare alcune direttrici in grado di indirizzare la trasformazione istituzionale in psichiatria.

Questi principi segnano un percorso di trasformazione che non è mai lineare ed automatico, ma che richiede uno sforzo collettivo etico, politico, culturale e scientifico incessante.

L'opera di deistituzionalizzazione infatti non può essere realizzata per decreto, ma va immaginata - e realizzata - come un cammino su cui ognuno può impegnarsi. Un cammino di ricerca individuale e collettiva, di iniziativa innanzitutto pratica, disposta alla continua verifica collettiva (di operatori, di utenti, di amministratori, di familiari, e comunque di cittadini).

Gli otto punti elencati nella sezione "principi" sintetizzano i principi per una strategia territoriale per la salute mentale finalizzata alla trasformazione istituzionale della psichiatria. Ognuno di essi rappresenta solo uno spunto di riflessione che merita un approfondimento che in questa sede non può avvenire. Per ulteriori approfondimenti si rinvia alla letteratura.

Per una strategia di psichiatria comunitaria collettiva territoriale

Per la realizzazione di una strategia di azione collettiva per la salute mentale comunitaria occorre:

  • Lo spostamento essenziale della prospettiva dell'intervento dagli ospedali alla comunità
  • Lo spostamento del centro dell'interesse dalla sola malattia alla persona e alla disabilità sociale
  • Lo spostamento da un'azione individuale ad un'azione collettiva nei confront dei pazienti e del loro contesto: una strategia di lavoro collettivo implica almeno le seguenti condizioni:
      • l'allargamento multidisciplinare delle competenze messe in campo
      • la valorizzazione delle risorse di auto-aiuto dei pazienti
      • la valorizzazione delle risorse dei familiari
      • l'educazione della popolazione a smitizzare i concetti di pericolosità e i pregiudizi irrazionali nei confronti dei malati di mente, l'enfasi su iniziative culturali capaci di modificare l'immagine sociale della malattia
      • la valorizzazione enorme della collaborazione di non professionali
      • il ridimensionamento del valore dell'efficacia delle sole terapie biologiche così come delle psicoterapie ortodosse
      • il valore attribuito alle forme di solidarietà attiva fornite dai gruppi sociali organizzati più sensibili, attenti e disponibili, così come da istituzioni locali aperte alle questioni sociali
      • la porta aperta
  • La dimensione territoriale dell'azione collettiva. La costruzione di un riferimento teorico ed organizzativo costituito da un territorio determinato, un'area di popolazione definita e la progressiva assunzione di responsabilità in ordine ad essa e non più in ordine ad un singolo istituto e l'organizzazione di servizi riferiti a tale territorio e a tali determinata area di popolazione.
  • La dimensione pratico-affettiva dell'azione. Non sarà mai sufficientemente sottolineato il valore terapeutico che sviluppa una dimensione affettiva del lavoro comunitario ricca di contenuti di solidarietà: L'enfasi anche e soprattutto dentro i manicomi sui bisogni anche elementari dei pazienti e la massima importanza attribuita all 'azione collettiva nella risposta positiva a questi bisogni e nella realizzazione delle condizioni perché questo accada. Non si insisterà mai abbastanza sul valore delle azioni svolte in comune capaci di modificare concretamente anche in piccola misura le condizioni oggettive di vita dei pazienti.

Integrano tali strategie di azione comunitaria:

  • La ricerca di un corpus di diritti formali e di norme giuridiche e amministrative a difesa dei diritti dei pazienti
  • L'attivazione di politiche sociali atte alla riproduzione personale dei soggetti deboli e la grande importanza attribuita all'affrontamento dei problemi di casa, lavoro, formazione professionale. socializzazione, qualità della vita acquisizione di competenze per i pazienti psichiatrici
  • La ricerca di intese significative con le diverse amministrazioni locali per realizzare cambiamenti organizzativi, alla luce delle strategie indicate

(Estratto da: "Otto più otto principi. Per una strategia di psichiatria comunitaria, collettiva, territoriale ( versus salute mentale)", di Franco Rotelli, pubblicato in "Per la normalità Taccuino di uno psichiatra", Asterios Editore, Trieste 2000).

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