Letteratura

Scritti sull'esperienza triestina

Trieste e la scena internazionale

 

Deportazione e internamento nelle pratiche psichiatriche del dopoguerra.
Aspetti della storia psichiatrica greca.

Th. Megaloeconomou, C. Baldi, Seminario: "Psichiatria e Nazismo", 1997, Dipartimento di Salute Mentale Trieste

Leros, un'isola situata nella parte Nord del Dodecanneso, è stata utilizzata per tutto il XX secolo, come molte altre regioni greche, quale area di repressione e compensazione delle contraddizioni sociali interne alla società greca, ovvero come un luogo di esilio e concentramento di persone escluse, di ogni genere dalla società.
Le contraddizioni dell'esclusione sociale, si manifestano nel funzionamento quoditiano di un sistema sociale complicato e competitivo - che continuamente per sua propria natura, produce e riproduce vari gruppi di esclusi e diseredati, compiendo su di loro quello che Franco Basaglia ha chiamato «crimini di pace».
Soprattutto in periodi di svolte storiche critiche, queste contraddizioni arrivano al punto di esplosione, quando il regime social-economico e politico difende le basi della sua propria riproduzione usando ogni genere di violenza di fronte al "nemico interno" estromettendolo dalla comunità, e dai confini nazionali in quanto pericolo «miasma e fonte di contaminazione del corpo sociale e nazionale sano».

Una tradizione amara, che si perde nella storia dei secoli, vuole molte delle isole greche, essere luoghi scelti per l'esilio dei rivali politici e, nel XX secolo, anche dei lebbrosi e dei matti.
Piccole, aride, rocciose e lontane isole, si offrono per l'internamento l'allontamento sicuro di chi deve essere escluso ed esiliato.
I confini chiusi dell'isola, il mare che si frappone, il deserto e la mancanza di abitanti in alcune di queste, l'assenza di ogni comunicazione salvo quella controllata assolutamente dai guardiani del campo, sono gli elementi ideali per l'isolamento sicuro del pericolo, per l'ammutolimento di quelli che hanno una opinione contraria, la debellazione e annichilamento del vigore e della restistenza psichica ed ideologica.
E' la siepe e la difesa efficace contro l'altro, alieno o estraneo.
L 'isola scomunicata dal mare è oltre i limiti della società costituita, non solo nella periferia della citta', nelle zone isolate dei confini di una società dominata dalla normalità stabilita, ma molto più lontano, fuori da ogni possibilità d' approccio reciproco. Esistono nomi che portano un carico storico enorme, che nessuna considerazione post-moderna può scaricare o alleviare : Anafi, Folegandros, Makronissos, Ai Stratis, kithira, Gia, Ikaria, Ghiaros, Leros... Alcune di queste sono plaghe rocciose aride e deserte (Makronissos, Ghiaros) dove possono essere applicati i piu rigidi «programmi» di isolamento, tormenti ed assassinii. In altre esiste una rudimentale o anche organizzata struttura sociale (Ikaria, Leros), dove i deportati sono imprigionati in un campo oppure, a seconda dell'andamento della correlazione politica generale dei rapporti di forza sociale di quel momento, possono avere qualche tipo di relazione con la comunità locale.

Siamo entrati in un periodo storico dove una dialettica inevitabile ha fatto diventare la caduta dei muri il punto di partenza di molti e più barbari muri, di nuovi campi di concentramento e massacri nel cuore proprio dell'Europa stessa, di sradicamento in massa e di migrazione di milioni di uomini miserabili e affamati, di disoccupazione su larga scala, di oppressione, razzismo, neonazismo e di rinascita di nazionalismo assassino.

Alcuni si affrettano sbrigativamente a indicare i responsabili principali, nei gruppi etnici che si ammazzano fra di loro: gli autori del sacrificio attribuiscono la responsabilità della violenza agli affamati e agli emarginati, a qualche minoranza linguistica, ai diseredati dei nuovi ghetti delle megalopoli, a gruppi razzistici isolati di ogni tipo.
è lo stesso modo in cui la società fa sì che che i matti paghino per la loro stessa follia, escludendoli dalla comunità e condannandoli all'internamento e all'abbandono.

Ma come l'inizio e la metà, così anche la fine di questo secolo è governata dalle manifestazioni feroci di una crisi permanente e faticosa di un sistema che ha stabilito dalla sua nascita, precise linee di demarcazione,di alienazione e di oggettivazione dell' uomo, all'interno di un' organizzazione sociale nella quale, anche se attrverso diverse fasi, non si è mai smesso di considerare la libertà come diritto di poter fare qualunque cosa purchè non si danneggi l'altro.
I limiti entro i quali nessuno può muoversi senza danneggiare l'altro sono fissati dalla legge, esattamente come i limiti di due campi di concentramento sono segnati da uno steccato. Sono questi i diritti dell'uomo!
La libertà è data all'uomo inteso come unità isolata, chiusa dentro se stessa, non attiene alle relazioni dell'uomo con l'uomo, ma alla separazione dell'uomo dall'uomo, è il diritto a questa separazione, il diritto della persona che inizia e finisce dentro se stesso ( Marx, la questione ebraica)

E ancora "l'applicazione pratica del diritto della libertà è il diritto dellla proprietà individuale" che è "il diritto dell'egoismo".
Questa libertà individuale , con la sua messa in pratica, costituisce la base della società borghese; essa fa sì che ogni uomo veda nell'altro uomo non l'attuazione, ma la restrizione della propria libertà.
Questo nucleo teorico puo costituire un punto di partenza prezioso per un approccio alla questione della quale ci occupiamo.
Bisogna dire che le pratiche alle quali facciamo menzione, riguardano quello che Gilles Deleuze, seguendo Michel Foulcault, chiama «società di disciplina», forme di organizzazione sociale che hanno sostituito, nel 18°-19° secolo, le «società di sovranità» e che, ai nostri tempi, danno il loro posto alle «società di controllo». Le «società di disciplina» hanno organizzato i grandi spazi dell'internamento, dove l'individuo non smettte mai di passare da un spazio chiuso all'altro, dove ognuno di essi è dotato di proprie regole e leggi : famiglia, scuola, armi, fabbrica, ospedale/manicomio, carcere. Sotto questo aspetto, nella fabbrica pare di essere meglio, secondo Foulcault, il modello ideale dello spazio di inclusione: concentramento, distribuzione nello spazio, organizzazione del tempo, costituzione, nello spazio e tempo, di una forza produttiva, della quale il risultato globale deve superare quello delle forze singole. Ma, cone sottolinea Deleuze, ci troviamo dalla fine della 2^ Guerra mondiale, in una crisi generalizzata delle società di disciplina, in una crisi di tutti gli spazi di internamento. Tutti gli annunci di una loro ristrutturazione non è altro che quello di «gestire le loro angoscie e tenere la massa sempre occupata fino all'installazione delle nuove forze che suonano il campanello». Sono proprio le «società di controllo» che vengono a sostituire le «società di disciplina», con forme di controllo all'area aperta, che sostituiscono le vecchie funzioni disciplinari in un sistema chiuso. La crisi dell'asilo quale spazio di internamento ha dato origine ai servizi comunali e settorializzati, alle varie forme di ricovero parziale o ricovero a casa, senza essere sempre sicuri, a priori e per definizione, che queste forme segnalino un passo avanti nell'uso della libertà, e non possano, al contrario, sotto certe condizioni e modalità di amministrazione, costituire meccanismi di controllo ugualmente severi a quelli della inclusione. Non si tratta, naturalmente, di un passaggio automatico da una forma all'altra. Attualmente il sistema pare usare metodi utilizzati a vicenda da entrambe le forme storiche di manipolazione: sia forme disciplinari di reclusione sia forme aperte di controllo sociale. Il manicomio, l'internamento e l'esilio continuano a costituire parte integrale della pratica del potere per la manipolazione della soggettività. Per questa ragione il riferimento alla storia dell'esilio e dell' internamento degli ammalati psichici in Grecia nei precedenti decenni e specialmente nell'isola di Leros, dal 1958 fino al 1982, continua ad avere un importanza attuale, soprattuto al fine di dedurre conclusioni sulla sostanza delle pratiche psichiatriche, che continuano, secondo la nostra opinione, ad essere praticate, in modo universale, anche oggi, con forme uguali o diverse ma più mascherate.

La storia di Leros e delle sue istituzioni, è un'occasione per conoscere il destino comune della deportazione del malato mentale, isolato ed internato, e del prigioniero politico, recluso ed internato.
Certo tra i due gruppi ci sono grandi differenze e ogni semplificazione sarebbe rischiosa. Il prigioniero politico oppone un'energica resistenza e ha coscienza del proprio posto e del proprio ruolo nel conflitto con il potere costituito, che lo esclude e lo perseguita.
Questo accade in diversa misura per tutti i gruppi di esclusi.
L'unico, come ha scritto Basaglia, che nella situazione in cui si trova non è in grado di percepire fino a che punto sia la malattia ad essere responsabile della sua esclusione e fino a che punto lo sia l'emarginazione in cui la società stessa lo ha collocato è il malato di mente.
Egli infatti ( e proprio in questo sta il dramma sociale della malattia mentale), non può capire fino a dove arriva la sua malattia. Il malato vive una doppia esclusione , che si trova alla base della sua psicosi, l'esclusione dalla realtà da un lato e dalla società dall'altro...

Esistono, tuttavia processi e simbolismi che presentano una analogia e/o somiglianza fra questi due gruppi di esclusi , internati e perseguitati.

L'esilio che subiscono nasce dalle dinamiche prodotte dall'impotenza e dal rifiuto dell'uomo di assumersi le responsabilità di una libertà autentica all'interno di un sistema alienato ed alienante di relazioni sociali.
Si tratta di una deportazione che guardata da un punto di vista antropologico, inizia dal momento in cui l'uomo oggettiva un pezzo di se stesso che non può controllare, ne ha paura e lo attribuisce a qualcuno fuori di sé.
l'«Altro» può essere una persona, un gruppo, una minoranza. Il processo dell'eliminazione ha la sua origine nei processi svolti quando viene manifestata l'impossibilità dell'uomo di assumersi le responsabilità della sua libertà autentica, come uomo sociale, dentro l'intero percorso storico delle società classiste. l'esclusione assume forme nuove, straordinarie in un sistema alienato e alienante di relazioni sociali, quale è il sistema capitalistico. Quanto più le relazioni alienanti conquistano la società e il mondo, per mezzo della «globalizzazione» del capitale e del mercato, tanto più le contraddizioni e le loro conseguenze sociali ed esistenziali - l'esclusione nelle sue varie forme - vengono allargate e moltiplicate.
l'esclusione, cioe', di se stesso, da se stesso e l' esclusione dell'«altro», è definita, interagisce e si àncora in un sistema di relazioni sociali, che per struttura è basato sulla separazione e l'esclusione di gruppi e classi sociali. La psichiatria classica, nata nel 19° secolo, parallelamente alle sue aspirazioni terapeutiche e sempre in conflitto con esse, ha rivestito un ruolo di disciplina e controllo sociale, al servizio dei meccanismi statali derivate dalle rivoluzioni civili in Europa. La psichiatria basata sul modello medico positivistico della malattia, trova il suo fondamentio teorico nelle concezioni di «malattia come degenerazione» nonchè del «darvinismo sociale», che hanno dato luogo alle considerazioni sulla sofferenza psichica intesa come una versione inferiore, pericolosa e degenerata dell'esistenza umana.
Queste teorie, rigenerate anche dalla moderna ricerca biologica e genetica, continuano a far sì che la psichiatria anche nella sua attuale versione neopositivistica, perpetui il suo ruolo con l'internamento di quelli che vengono distrutti ed esclusi dal ciclo produttivo, con le teorie dell'«incurabile» e l'abbandono terapeutico, con la tutela della Legge e dell'Ordine, della Normalità stabilita e della Rationalita' dominante.
Vi è un filo sottile che, cominciando dalle radici antropologiche e sociali dell'esclusione dell'«Altro» e con la mediazione delle teorie della degenerazione organica e dell' inferiorita', continua con pratiche che vanno dall'abbandono sociale e terapeutico, all'internamento fino ad arrivare allo sterminio di massa dei campi nazisti.
La psichiatria tradizionale (che rimane la stessa nelle sue varianti modernizzate), mette in atto una nuova doppia esclusione. Da una parte esclude il malato di mente da qualsiasi possibilità di comprendere la propria esistenza e i propri vissuti, dall'altra conferma il suo allontanamento dalla società. La psichiatria tradizionale condivide con le forze dell'ordine che perseguitano il prigioniero politico , il punto di partenza, l'ispirarsi alla volontà di proteggere la società e conservare la legge e l'ordine da ogni insidia o deviazione, dai comportamenti che sono fuori dalla norma o che vanno contro le norme, dal pericolo che sia lesa la proprietà individuale, che sia offesa la morale, siano toccati i principi dell'ordine costituito, da atteggiamenti sovversivi della diversità, tanto che si manifestino come eccentrico comportamento individuale, quanto che si presentino come proposizione di un modello alternativo di organizzazione sociale.
Nella Grecia degli anni ‘50 e '60, gli uomini di sinistra e i comunisti furono definiti dalla stessa bocca del re di allora "miasma", cioè uomini e idee che infettano, pericolosi, che dovevano essere eliminati dal tessuto sociale e dallo Stato, rimanere nei campi di concentramento e nei luoghi d' esilio
Era il momento in cui dopo la guerra civile in Grecia (1944-1949), al movimento comunista sconfitto, fu imposto l'atroce governo dei vincitori.
Migliaia di partigiani furono rinchiusi in campi di concentramento, torturati e messi a morte. Ad altri fu imposta una dura politica di umiliazione e di annientamento politico e morale, una politica di "persuasione e recupero" della persona nel nome dei valori di "Patria, famiglia, religione". Nell'arida isola di Makronisos fu compiuto, dal 1947 e per molti anni, un esperimento unico nella storia di «trasformazione nazionale», per mezzo di esecuzioni e di torture terribili, individuali e collettive, corporali e psicologiche al fine di ottenere pentimento e dichiarazioni firmate di ricusazione delle idee comuniste.
Chi si pentiva a sua volta poteva essere utilizzato quale carnefice e torturatore dei suoi stessi ex compagni che non cedevano.
L'isola di Leros, si era appena riunita alla madrepatria, in seguito all'integrazione di tutta la regione del dodecanneso alla Grecia nel 1947, dopo circa 50 anni di occupazione italiana. Per molti anni prima il 1947, Leros era stata utilizzata dal regime fascista italiano come base navale (per gl'importanti porti naturali che dispone), in cui alloggiavano grandi forze militari (oltre 7000 persone). Questo esercito di occupazione e le sue necessità diedero una grande spinta ad una economia subordinata alle attività e alla vita dei conquistatori sull'isola (soprattuto attività commerciali e lavori edilizi).
Nel 1949,in reparto delle caserme militari, abbandonate dai militari italiani una parte delle caserme italiane abbandonate, furono istituite le cosiddette «scuole tecniche reali» che erano centro di rieducazione nazionale di giovani partigiani e di figli che, per varie ragioni, si trovarono durante la guerra civile, senza famiglia.
Oltre ad imparare un mestiere utile per l'occupazione professionale futura, si facevano soprattuto sforzi per un adattamento ideologico e politico nel nome del dogma ufficiale : l'anticomunismo. Circa 5000 giovani passarono per queste scuole di Leros, vivendo in condizioni di campo di concentramento mentre altre 200 persone circa dalla popolazione locale lavoravano come istruttori delle vari mestieri e per la manutenione stessa degli edifici. Le scuole funzionarono fino 1960.
Si dice che tra i giovani partigiani erano stati trasferiti anche alcuni prigionieri comuni per «trattamenti speciali».
Poiché dopo l'unione con la madrepatria, l'economia dell'isola subì una grave crisi e in tutto il Paese c'era una grave crisi economica e mancavano investimenti, i politici eletti al parlamento della regione del Dodecanneso (soprattutto P. Kotiadis, Ministro a quel tempo della marina mercantile) tentarano di prendere al volo l'occasione data in quel momento dalla necessità di ridurre l'affollamento degli ospedali psichiatrici esistenti, (caldeggiata dal ministro della sanità K. Psareas) che alla fine della guerra civile avevano un numero altissimo di internati (ospedali psichiatrici di Dafni, Dromo-kaition manicomio di Salonicco, Creta,) dove spesso dormivano 3-4 internati su un letto.
Come si faceva con i detenuti politici, imprigionati in varie isole, così si iniziò a realizzare "piccole colonie di psicopatici" ( erano state chiamate così) che servivano per decongestionare i manicomi già esistenti Nel 1953 venne istituita una colonia di psicopatici ad Agios Georgios a Perama dell'Attica, per la decongestione del manicomio di Dafni. Nello stesso periodo venne istituito l' Ospedale Neuropsichiatrico Pediatrico Statale di Dau a Penteli (ONPD) e nel 1963 il PIKPA (allora KEPEP) di Leros, per la decongestione del ONPD.
Nel 1972 fu creata come colonia di psicopatici, l'ospedale di Petra di Olimpos per la decongestione del manicomio di Salonicco. Nel 1958 chiuse la colonia di Aghios Georgios e tutti gli internati vennero trasferiti presso la neocostituita «Colonia di Leros». Nello stesso anno, furono chiusi alcuni piccoli asili regionali, come il Veghio, manicomio di Cefalonia, lo Skilitsio di Chios, l'asilo di Ermupolis a Siro. I loro ricoverati furono trasferiti probabilmente a Leros.
Davanti al problema della miserabile situazione dell'istituzione psichiatrica in Grecia si ebbero proposte di consiglieri tecnici e soprattutto di uno svizzero, certo dott. Repond che propose di istituire in Grecia colonie agricole di malati mentali come era tato fatto negli anni precedenti in Svizzera e anche in Germania ( dottor H. Simon responsabile di una colonia agricola).
Tale proposta divenne ciò che si dice la "foglia di fico" della gigantesca deportazione a Leros di più di 4000 persone con sofferenza e/o ritardo mentale da tutti gli ospedali psichiatrici del paese, scelti con criteri di base precisi: coloro che venivano considerati irrecuperabili , e coloro che erano stati abbandonati dai familiari i quali per uno o due anni non si erano più occupati di loro ( oi azithitoi ).
L'uso degli edifici dei militari italiani a Leros era una soluzione economica per lo Stato e i suoi consulenti psichiatri, ma prescindeva dal fatto che gli alloggi non erano adeguati nemmeno per gli animali.
Furono sufficientile le firme dei resposabili dei reparti dell'ospedale di Dafnì e e di altri ospedali psichiatrici per concentrare centinaia di internati in grandi navi da guerra, con un numero sul petto che corrispondeva ad un nome sulla carta, e portarli a leros,
L'isola all'inizio aveva preparato una grande accoglienza, ma restò incerta senza capire cosa mai le sarebbe derivato dalla dipendenza economica da un ‘istituzione che avrebbe preso gigantesche proporzioni,
Alcuni dei numeri attaccati sul petto dei deportati si persero durante il viaggio e ancora oggi alcuni di essi, nell'ospedale psichiatrico non hanno nome.
Queste persone provenivano dall'esclusione del malato mentale, dall'essere stati oggettivati in un'astratta malattia, separata dall'esistere sociale; e finirono nello snaturamento e nell'annichilimento istituzionale, in una sostanziale morte psichica, esistenziale e sociale, trattati come animali.
Durante il lavoro di questi ultimi cinque anni per l'attuazione dei progetti finanziati dalla Comunità Europea per la trasformazione dell'Ospedale Psichiatrico di Leros, è apparso incredibile quante riserve di umanità, quanta forza di attenzione, quanta capacità di resistenza ognuno degli internati ha conservato nella parte più profonda di se stesso, nonostante la violenza che ha subito, e quanto ciascuno di essi è riuscito ad esprimere in ragione , sentimento disperazione, gioia, dolore, quando finalmente ha avuto la possibilità della libertà.
Non esiste, forse, una caratterizzazione piu semplice e chiara di cosa sia stata la deportazione di migliaia di ammalati a Leros, dalla dichiarazione, fatta anni fa, da una psichiatra, che lavorava in manicomio : «Noi li abbiamo accolti ed amati gli ammalati, Hitler ne avrebbe fatto sapone!!!...». Infatti, quali radici ideologiche aveva questa deportazione di massa se non quelle stesse radici che hanno portato le «vite indegne di vivere» (così erano state definite dal nazismo) nei campi di Hitler e al loro sterminio nelle camere a gas?
La dittatura dei colonnelli, il 1967, è un tentativo disperato per la conservazione e la fortificazione dello stato dopo la guerra civile, di fronte ad un movimento popolare che , dalla metà degli anni ‘60, aveva cominciato a superare le conseguenze della sconfitta.
Esprime la crisi profonda di questo stato, costituisce per tutta la sua durata, nonostante il suo carattere tirannico e tormentoso, un regime di crisi, e questo si vede con il suo crollo nel 1974, che viene accompagnato dalla demolizione dello stato del dopo guerra civile e la conquista di importanti benchè malsicure libertà democratiche.
Durante la dittatura, dall'aprile 1967 fino al luglio 1974, Leros, dopo Ghiaros , diventa di nuovo un luogo di campi di concentramento di detenuti politici, oppositori della dittatura, soprattuto di sinistra. Circa 4000 detenuti politici furono trasferiti a Leros (soprattuto da Ghiaros) dal settembre 1967. Sull'isola, essi vissero per quattro anni circa, fino al 1971, in due campi, Lakki e Partheni. Il campo di Lakki fu insediato in due grandi edifici fatiscenti, nella località di Aghios Georgios a Lepida, dove nel passato funzionavano le scuole tecniche reali. ( In uno di questi edifici ha trovato alloggio piu tardi, nel 1985, il famigerato padiglione 16 del Manicomio, noto come il padiglione dei «nudi», la pietra dello scandalo scoppiato in tutto il mondo, il quale ha poi creato le condizioni per un intervento mirato al cambiamento radicale dell'ospedale psichiatrico iniziato dopo il 1990.)

In questi anni detenuti politici e ammalati di mente internati risiedevano in zone adiacenti a Lepida. Li separava un reticolato. Dietro di esso, i due gruppi soffocavano di prigionia e tormento.
Esiste una breve, però caratteristica nota nel racconto di un detenuto politico nel campo di Lakki (una delle rare menzioni per l'"esilio comune" purtroppo, che esistono nei racconti degli esuli politici):
«... Di seguito ottenemmo di fare un bagno in mare, sotto la sorveglianza delle guardie, circondati da mitragliatrici e fucili. Il bagno lo facevamo accanto al padiglione dei malati irrecuperabili di Leros: Gli edifici di questi uomini tragici, che erano più o meno mille, erano circondati da reticolati. Quando passavamo vicino, scortati dalle guardie, alcuni di essi correvano verso il reticolato e chiedevano sigarette. Alcuni ingiuriavano le guardie.
Alcuni esiliati politici riconoscevano loro compaesani, vecchi prigionieri politici, i quali nel passato erano stati torturati ed erano impazziti per questo.
Non ci minacciano forse ora gli organi della Hunda che potremmo finire nello stesso modo dei nostri vicini?"
La maggior parte dei malati internati a Leros si ammalarono per la prima volta proprio negli anni '40, nel decennio che per la Grecia iniziò con la guerra italo-greca in Albania, continuò con l'occupazione tedesca e poi con la resistenza che finì in guerra civile e fu seguita da esecuzioni, assassinii, campi di concentramento. Come si sa, uomini come il poeta Ritzos, Theodorakis, molti membri del partito comunista e di altri gruppi di sinistra e altri famosi intellettuali furono deportati e segregati a Leros.
Dal 1989 fino al 1995 sono stati effettuati seri interventi e sono stati realizzati nel manicomio di Leros molti programmi finanziati dalla Comunità Europea, che hanno cambiato radicalmente la situazione e la vita degli internati. Oltre 100 ex internati, vivono ora in appartamenti normali dentro la comunità di Leros e molti altri in ostelli e appartamenti in varie regioni della Grecia continentale.
Nel 1994 si chiude il padiglione dei "nudi", il 16 che abbiamo gia menzionato, molti di essi vivono ora in appartamenti fuori del recinto ospedaliero. Nel 1996
chiude il padiglione 11, il piu grande di tutti, dopo un grande lavoro durato sei anni. Tutti gli ex ricoverati del "11" vivono ora in appartamenti fuori dell'ospedale o in piccole casette dentro il recinto ospedaliero. Anche gli altri reparti sono stati smantellati e a parte gli appartamenti fuori dell'ospedale, la maggioranza degli ammalati vive adesso in piccole strutture-case nell'area del manicomio.
I diritti di tuttti gli internati di Leros come cittadini, sono stati affermati con una pratica di lavoro difficile, irta di difficoltà, ma vincente.
Certo, l'ospite inserito nel gruppo appartamento rimane un cittadino povero, che è ancora ben lontano dall'avere riacquisito i suoi diritti, e per il quale si continua a lavorare nel tentativo di un integrazione effettiva nella società: società che non è cambiata, anzi è peggiorata nei parametri di base: rapporti antagonistici di classe, discriminazioni razziste, processi infiniti di esclusione sociale di un numero sempre maggiore di gruppi, povertà e disoccupazione.
Le stesse attività cooperativistiche avviate nell'ospedale psichiatrico di Leros fanno a fatica a restare in piedi e svilupparsi nel senso di imprese sociali. incagliandosi nelle strettoie di difficoltà complesse.
La vita degli uomini è cambiata!
Ma non siamo affatto certi che si sia capito quale delitto sia stato mai commesso negli anni precedenti contro migliaia di persone, nè che si sia imparata la lezione.
Soprattutto gli stessi ospiti degli appartamenti non possono dimenticare. Al contrario , la libertà riacquistata li fa ricordare. Fa sentire nostalgia, nostalgia e desiderio non soddisfatti.
Alcuni si sentono, anche in questa loro nuova condizione, come esiliati, ricordano la loro casa, gli affetti, la vita che hanno per sempre perso. Qualche volta l'essere usciti dall'ospedale psichiatrico non significa altro che rendere attiva una memoria penosa.
Dall'internamento e dalla morte psichica, dalla mancanza di ogni speranza, sono passati al vivere le intollerabili contraddizioni della vita sociale.
E' il vissuto dell'esilio di chi vive libero su un'isola, da quale desidera andare via ma non può, perché ormai non ha più dove andare, perche tutto è irrimediabilmente distrutto.
è un sentimento di sradicamento che pone in discussione la stessa libertà acquisita, è ancora una volta esilio!
Dove e quando finisce l'esilio? Molte volte la "prigione" che uno percepisce, vivendo nella società, può essere più dolorosa e soffocante; allo stesso tempo la presa di coscienza delle contraddizioni e del ruolo che ognuno ha in esse diventa più profonda.
Gli internati e gli ex internati di Leros pongono il problema del modo in cui possa essere superato l'esilio prodotto dai rapporti sociali alienati ed alienanti, del modo in cui ognuno si assuma le proprie responsabilità e la propria libertà come soggetto individuale e collettivo in un processo di trasformazione sociale e di costruzione di libertà che porti a non avere più bisogno di distruggere la gente nei campi di concentramento.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

1. Karl Marx : La questione ebraica. Vol. 3 Progress Publishers Moscow 1975.
2. Franco Basagila : Un problema della psichiatria istituzionale. l' escluzione come concetto socio – psychiatrico Scritti Vol I.
3. Anna Emmanouilidou : Ospedale psichiatrico di Leros-I operatori nel processo di trasformazione. . Salonico 1995.
4. Th. Megaloeconomou : Leros, come la "messa in discussione viva" della psichiatria tradizionale. Quaderni della Psichiatria (Tetradia Psichiatrikis) No 28-29.
5. Kostas Papanicolaou : Con le baionette sulle spalle. Giaros-Leros, 1967-1971.
6. Maria Mitrosili : Lo statuto legale e sociale degli ricoverati del' Ospedale Psichiatrico di Leros. Richerca Finanziata dalla Comunità Europea D. G. V. 1995.
7. Kostas BairaKtaris : Salute Mentale e Intervento Sociale. Ed. "Enallaktikes Ekdosis".
8. Gilles Deleuze : La societa di controllo. Trad. in greco. Ed. "Eleytheriaki Cultura".

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