Parole-chiave: libertà del paziente, libertà dello psichiatra

Nel 1964 Basaglia scriveva:

…..…."Ma l'ovvia scoperta della libertà cui lo psichiatra sembra essere giunto, presuppone in lui la conoscenza della sua personale libertà: il superamento cioè di un rapporto oggettivo con il paziente, nel quale non può vedere solo un isolato oggetto di studio o di analisi che gli si offre in una relazione alienante di servo-signore (si resterebbe sempre in un clima di pseudo-libertà alla PINEL), ma un soggetto in cui può riconoscere la sua personale soggettività e libertà. Il medico - delegato dalla società alla cura del malato di mente - non può, come punta avanzata del mondo dei sani col mondo alienato, continuare a rispecchiare su un piano esecutivo l'attitudine della società. Se la società, le organizzazioni amministrative da cui i manicomi dipendono, sembrano vivere in un costante culto del pessimismo, lo psichiatra non può esserne il portavoce disinteressato. Se il fatalismo verso la malattia mentale poteva essere giustificato in assenza di efficaci terapie, dopo l'avvento dell'era farmacologica esso diventa inesplicabile se non imputando all'attuale classe psichiatrica un ruolo determinante di responsabilità. …"

Franco Basaglia
Direttore Ospedale Psichiatrico Provinciale di Gorizia
1964  

LA DISTRUZIONE DELL’OSPEDALE PSICHIATRICO COME LUOGO DI ISTITUZIONALIZZAZIONE (Mortificazione e libertà dello “spazio chiuso”, considerazioni sul sistema “open door”)

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