«Quando entrai per la prima volta in una prigione, ero studente in
medicina. Lottavo contro il fascismo e fui incarcerato. Mi ricordo della
situazione allucinante che mi trovai a vivere. Era l'ora in cui venivano
portati fuori i buglioli dalle varie celle. Vi era un odore terribile, un
odore di morte. Mi ricordo di aver avuto la sensazione di essere in una
sala di anatomia dove si dissezionano i cadaveri. Quattro o cinque anni
dopo la laurea, divenni direttore di un manicomio e, quando entrai là
per la prima volta, sentii quella medesima sensazione. Non vi era l'odore
di merda, ma vi era un odore simbolico di merda. Mi trovai in una situazione
analoga, una intenzione ferma di distruggere quella istituzione. Non era
un problema personale, era la certezza che l'istituzione era completamente
assurda, che serviva solamente allo psichiatra che lì lavorava per
percepire lo stipendio alla fine del mese.»
(in Conferenze brasiliane, 1979)