«Risultato importante per noi è che i Centri territoriali,
non esorcizzando il livello talora precario delle loro pratiche, diventano
sempre di più dei luoghi di incontro di ex-internati, nuova utenza
e di cittadini altri: figure che, se non hanno d'acchito un comune codice
di riferimento, scoprono progressivamente il terreno della loro alleanza
sostanziale, nell'emergere di bisogni e di oppressioni comuni.
L'altro fatto importante è che la cosiddetta 'gestione del malato'
sembra uscire dal significato totalizzante che ricopriva dentro l'ospedale:
l'assunzione totale della persona, l'amministrazione completa della sua
vita. La fine della 'tutela', l'inizio del 'contratto', significano anche
la fine di questo tipo di gestione: l'avvio della reciprocità del
discorso, la possibilità di opporsi.
Al di là della 'gestione', in un altrove dal manicomio, il nostro
essere con chi esprime disagio, sofferenza, oppressione, continua ora in
un rapporto non più di tutelanti-tutelati, ma per continuare la lotta
nei confronti dell'organizzazione sociale, - per ciò che consolidi
e rafforzi il livello di potere raggiunto da chi non può più
essere, e non è già più, 'testimone a favore' per tortura.»
(Annuncio della chiusura dell'ospedale psichiatrico di Trieste, 1976)