«Dato il livello ridottissimo delle nostre conoscenze nel campo della
malattia mentale (in particolare la schizofrenia, di cui conosciamo le diverse
modalità di espressione, ma quasi nulla di ciò che riguarda
l'eziologia), non possiamo continuare ad "accantonare" i malati
in attesa di raggiungere una più approfondita comprensione di ciò
di cui soffrono, aumentandone la sofferenza attraverso la reclusione e la
segregazione; tentiamo invece di "accantonare" la malattia come
vuota definizione e semplice etichettamento, cercando di creare una possibilità
di vita e di comunicazione, tale da consentire insieme l'affiorare e il
liberarsi di elementi in grado di darci qualche indicazione per l'indagine
futura. Se la malattia resta coperta dalla malattia istituzionale, non si
riuscirà ad uscire da questa totale identificazione che ci impedisce
ogni possibilità di comprensione.»
(in Introduzione generale ed esposizione riassuntiva dei vari gruppi
di lavori, 1974)